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I nostri strumenti
domenica 31 maggio 2026
Le origini delle canzoni popolari delle diverse regioni italiane risalgono ad uno o più secoli scorsi ed utilizzano tutte esclusivamente strumenti tradizionali acustici.
Quindi, nella misura del possibile, noi ci limitamo ad utilizzare questo tipo di strumenti nelle nostre esecuzioni dei canti popolari: chitarre, flauti, tamburi e tamburelli, armonica e fisarmonica.
Tra questi strumenti, alcuni sono particolari e meritano uno sguardo più approfondito.
BOUZOUKI
Il bouzouki (in greco: μπουζούκι) è uno strumento musicale greco, le cui origini risalgono all’antico strumento chiamato panduri.
Il bouzouki originale era a tre doppie corde, tríchordo (τρίχορδο). Dopo la seconda guerra mondiale, ha fatto la sua apparizione il bouzouki a quattro doppie corde, tetráchordo (τετράχορδο), più versatile come strumento.
Il bouzouki è stato poi adottato, per ovvie ragioni di contiguità geografica, nella musica popolare del Salento e regioni limitrofe.
Il fondo è a doghe, bombato come quello di un mandolino napoletano, di cui è parente (ma ancora di più è imparentato con la mandola). Delle doppie corde, i due cori più alti sono solitamente coppie di cantini, mentre le corde basse sono accordate a coppie di ottave.
Le accordature usuali sono re-la-fa-do per il tetráchordo e re-la-re per il tríchordo. Tuttavia, queste indicazioni non sono tassative; la sua accordatura è liberamente scelta dal musicista che ne fa uso. Nel CPI utilizziamo sistematicaente un’accordatura re-la-re-la.
CHITARRA BATTENTE
La chitarra battente è uno strumento a 5 doppie corde (10 corde metalliche), tutte dello stesso calibro.
Lo strumento conobbe una vasta diffusione a partire dai primi decenni del XVIII secolo nel Lazio e in Campania e successivamente in Calabria e Puglia. I principali centri di costruzione furono localizzati in Calabria a Bisignano, con la famiglia De Bonis (dal XVII secolo in poi). Tipica della tradizione della Calabria, Puglia, Basilicata, Abruzzo, Molise e Campania (in particolare del Cilento). L’accordatura cosiddetta "rientrante" produce un’enorme quantità di armonici che si fondono bene con la voce umana e una caratteristica che si accompagna bene al canto.
Presenta la tipica forma allungata delle chitarre antiche, con curve poco pronunciate. Ha sempre fondo bombato.
Non essendo uno strumento da plettro, va suonata con uno specifico movimento ritmico della mano, delle dita che genera una sonorità "battente" caratterizzante generi musicali quali la tarantella, la pizzica, gli stornelli e la serenata. L’alternarsi delle dita (due o tre) crea il ritmo terzinato tipico della tarantella. Questo strumento è stato concepito per svolgere una funzione ritmica e di accompagnamento al canto.
CIARAMELLA
La ciaramella è un antico oboe di campagna, molto popolare nel Centro e Sud Italia. È uno strumento aerofono della famiglia degli oboi, con ancia doppia (tenuta fra le labbra). Rispetto a un oboe, l’ancia è molto più grande, e non ci sono chiavi: solo buchi da chiudere con le dita, come per un flauto dolce. L’estensione è relativamwnte limitata (un’ottava e due toni circa). Come conformazione equivale a una piccola tromba, utilizzata principalmente per la musica popolare. Il foro del fuso ha una forma conica e la campana all’estremità è abbastanza svasata.
La forma originaria della ciaramella è quella a cono, e le dimensioni più comuni sono quelle della tonalitá di Sol. La ciaramella è uno strumento molto difficile e faticoso da suonare, poiché richiede una grande abilità nella tecnica del fiato.
Ne esistono due tipi, la molisana (a 8+1 fori) e la lucana (a 7+1 fori). L’ancia può essere di canna (come da tradizione) o di plastica (più stabile, richiede meno precauzioni).
Tradizionalmente in Italia, nel periodo di Natale, coppie di suonatori vestiti da pastori vengono in città ed eseguono canti tradizionali natalizi; uno dei due suona la ciaramella, che esegue la melodia (strumento solista), mentre l’altro suona la zampogna, che assicura l’accompagnamento.
CUPA CUPA
La (o il) cupa cupa (con varie varianti locali chiamate cupo cupo, putipù, caccavella) è uno strumento musicale popolare tipico dell’Italia Meridionale costituito da un recipiente (in terracotta, legno o latta) coperto da una membrana, e una canna inserita nella membrana.
La sua area di diffusione e d’utilizzo va dall’Abruzzo e dal Molise fino alla Calabria pur presentando numerose varianti locali.
Per suonare lo strumento, si inumidisce la membrana con acqua e si strofina sulla canna la mano bagnata chiusa a pugno. Nel modo in cui la mano viene chiusa risiede la possibilità di produrre un suono altrimenti molto difficile a generarsi.
Il suono può in effetti cambiare a seconda della quantità di acqua contenuta nel recipiente, del materiale utilizzato per costruirla e del tipo di sfregamento della mano a contatto con la canna.
In Lucania, come improvvisate erano le esibizioni che lo strumento accompagnava, altrettanto improvvisato era lo strumento: si trattava insomma di uno strumento effimero, costruito per l’occasione.
Quando la festa era finita, anche il cupa cupa era finito, nella speranza di poterne poi costruire un altro, a simbolo della continuità della vita, rappresentata da quell’andare del palmo su e giù, che per noi moderni potrebbe evocare qualcosa di osceno, ma che per loro, i nostri padri, significava la ricchezza, l’unica a loro possibile, quella della prole.
LIRA CALABRA
Ecco cosa ne dice wikipedia:
La lira calabrese è uno strumento musicale tradizionale caratteristico di zone della Calabria, quali l’area della Locride e l’area del Monte Poro. Per le sue caratteristiche organologiche lo strumento fa pienamente parte di un gruppo definibile "lira bizantina", una famiglia di cordofoni ad arco, con caratteristiche ricorrenti e molto simili fra loro, diffusi in tutta l’area dell’ex Impero bizantino. Si suona da sola o accompagnata dal tamburello, o dai frischiotti o dal terzinu. Si usa anche per la tarantella calabrese.
Caratteristiche principali: tre corde; assenza di tastiera e di capotasto; bischeri a inserimento sagittale; due fori di risonanza di forma variabile; ponte e anima mobili (anima incastrata sotto al piede destro del ponticello); tastatura delle corde con il dorso delle unghie; corpo ricavato da un unico blocco di legno, la tavola armonica realizzata in legno di abete rosso e successivamente incollata; forma di tipo piriforme. Accordatura: nella maggior parte dei casi, si accorda su 3 precisi gradi (note) della scala maggiore, cioè il II - V - I grado. Ad esempio, in tonalità di SOL maggiore, le note sono: LA (II grado) - RE (V grado) - SOL (I grado).
Le corde sono in budello di pecora e l’archetto in crine di cavallo (oggi rimpiazzato da materiale sintetico).
Per suonarlo si sfregano simultaneamente due corde, la prima e la seconda oppure la seconda e la terza: la seconda corda, quella centrale, è quidi sempre utilizzata e costituisce il "bordone". In conseguenza l’accordatura tradizionale è fatta in modo da eseguire l’accordo di base e l’accordo di quinta della canzone: per esempio per una canzone in SOL maggiore, la prima corda sarà accordata in SOL, la seconda in RE e la terza in LA.
Questo strumento si suona stando seduti, tenendolo verticale appoggiato sulle gambe. Appoggiando l’unghia della mano sinistra sulla terza corda si possono aggiungere alcune note per il canto.
MANDOLINO
Il mandolino è uno strumento musicale, caratterizzato da quattro corde doppie, che appartiene al genere dei cordofoni. La sua origine risale al XVII secolo in Italia, dove si è sviluppato come una derivazione della mandola, differenziandosi per le dimensioni più ridotte e il manico più corto.
Lo strumento ha avuto un grande successo nella musica popolare e classica, con compositori come Antonio Vivaldi e Wolfgang Amadeus Mozart che hanno scritto opere per mandolino. Nel corso del XIX secolo il mandolino ha raggiunto l’apice della sua popolarità, diventando in particolare un simbolo della musica napoletana. Oggi continua ad essere utilizzato in vari generi musicali, dalla musica folk alla musica classica contemporanea.
Possiede la stessa accordatura e lunghezza del violino.
Il mandolino si suona con un plettro; eseguendo un movimento alternato molto rapidamente su una stessa nota si ottiene il tremolo, effetto che rende unico il suono di questo strumento.
Il mandolino classico, o napoletano, è caratterizzato da un corpo panciuto a goccia, realizzato a doghe che si congiungono al vertice in corrispondenza dell’incastro con il manico, come il liuto e il bouzouki greco. Il manico è molto sottile. Possiede un timbro delicato, molto espressivo e ’cantabile’, con una componente di riverbero che fluidifica e omogeneizza l’effetto del tremolo. La sonorità è dolce e argentina.
Esistono poi mandolini "moderni", che hanno ventre piatto e tastiera più larga, adatta anche a suonare accordi. Nel CPI utilizziamo entrambi i tipi di mandolino, a seconda dei canti da eseguire.
SCETAVAJASSE
Lo scetavajasse è uno strumento composto da due parti, due aste di legno, delle quali una è liscia e l’altra presenta una faccia dentellata con ai lati dei piattini metallici.
Il suono viene riprodotto facendo scorrere l’asta dentellata lungo quella liscia (appoggiata alla spalla, quasi fosse un violino), producendo il caratteristico strepitio (in napoletano è detto “nfrunfrù”) causato soprattutto dalla vibrazione dei piattini.
Ed è prorio il suono dello strumento che gli ha conferito l’originale nome di Scetavajasse che, letteralmente, deriva dalla composizione di “sceta” (sveglia) e vajasse (serva o domestica, ma anche usato come sinonimo di donna di bassa condizione civile, sguaiata e volgare). Si accompagna generalmente ad altri strumenti come il putipù (cupa cupa) e le triccheballacche.
TRICCHEBBALLACCHE
Il tricchebballacche è composto da tre martelletti di legno fissati in basso in una base anch’essa di legno. Il martello centrale è fisso, mentre quelli laterali sono mobili ed incernierati alla base. Lo strumento è suonato impugnando nelle due mani i martelli laterali mobili e battendoli ritmicamente contro quello centrare fisso. I martelletti hanno normalmente sonagli e campanellini, per fare in modo che ogni battito del martelletto produca un suono percussivo, simile al suono del tamburello basco.
Insieme con tammorra, scetavajasse, castagnette, cupa cupa etc., è uno dei tipici strumenti a percussione usati per accompagnare tammurriate, tarantelle etc.
