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Alla renella

Lazio

Alla renella (Lazio)

Canzone anonima del XVIII secolo, è parte integrante della storia di Roma prima dell’innalzamento dei muraglioni sulle sponde del Tevere alla fine dell’Ottocento. Renella deriva da arenella, la sabbia fluviale che, depositata dal Tevere, formava in questo punto della sponda del fiume un arenile nei periodi di magra. Qui sorgeva, prima della costruzione degli argini, un piccolo stabilimento balneare. La canzone è una "rivisitazione" del “canto del carcerato” che risale alla seconda metà del 1700 periodo in cui le carceri erano stracolme di detenuti comuni e politici e la voce era il mezzo per comunicare con l’esterno.

ITALIANO
Alla spiaggetta, più il fiume sale e più legna viene a galla
Io più vi guardo e più vi fate bella

Come posso amarti?
Se esco da questi cancelli, Qualcuno la pagherà.

A tocchi a tocchi una campana suona,
i turchi sono arrivati alla marina
chi ha le scarpe rotte, le risuola
le mie le ho risuolate questa mattina.

Come posso amarti...

Amore, amore mandami un saluto,
sto dentro al San Michele, incarcerato;
sono diventato un albero spoglio,
da amici e da parenti abbandonato.

Come posso amarti...

E se al mondo ci sono gli sfortunati,
io mi posso chiamare uno di loro,
butto una paglia nel mare e mi va a fondo,
agli altri vedo il ferro galleggiare.

Come posso amarti...

Se il Papa mi donasse tutta Roma
E mi dicesse “lascia andare chi ti ama”,
Io gli direi: “No, sacra corona,
meglio l’amore mio che tutta Roma!

Come posso amarti...

ORIGINALE
Alla Renella... più er fiume sale e più legna vie’ a galla
io più ve guardo e più ve fate bella...
Come te pozz’amà, come te pozz’amà,
si esco da ’sti cancelli, quarcheduno l’ha da pagà!
A ttocchi a ttocchi ’na campana sona, li turchi so’ rivati alla marina,
chi cià le scarpe rotte l’arisola, io già l’ho risolate stammatina!
Amore, amore, manneme un saluto, sto dentro a San Michele ’ncarcerato,
so’ diventato n’arbero sparuto, da amichi e da parenti abbandonato!
E si de’ sfortunati stanno ar monno, uno de quelli me posso chiamare,
butto ’na paja a mare e me va a fonno, all’antri vedo er fero galleggiare!
Si er Papa me donasse tutta Roma, e me dicesse "Lassa anna’ chi t’ama",
io j’adirebbe, "No, Sacra Corona, mejo l’amore mio che tutta Roma!"
Come te pozz’amà, come te pozz’amà,
si esco da ’sti cancelli, quarcheduno l’ha da pagà...